+39 328 8480149 info@alicemente.it

Lo scorso week end, in ottica di sviluppo personale, ho partecipato ad un laboratorio creativo-espressivo.

Avevo piacere (o bisogno) di “alleggerire” certi stati d’animo e ogni volta che Chiara Scalfo mi propone qualcosa io lo accolgo sempre con piacere (Chiara Scalfo, da oltre vent’anni conduce laboratori di movimento e si occupa con dedizione e passione ad attività espressive per il risveglio delle attitudini creative di adulti e bambini).

Ora che ho preso cognizione dei “5 elementi” *** in cui l’essere è permeato (nozioni che ho appreso da uno degli ultimi libri che sto leggendo), associo il bisogno di “alleggerire” con il bisogno del “moto”; ma aprendomi al moto, mi sono incontrata anche con la “Scrittura” poichè il laboratorio è stato condotto assieme a Maria Cristina Toffalori, una professionista della scrittura creativa.

***”Nella cultura tibetana, i cinque elementi (terra, acqua, fuoco, aria e spazio) sono considerati la sostanza di cui sono fatte tutte le cose e i processi mentali. Lo studio delle loro interazioni domina il pensiero tibetano. La comprensione degli elementi sta alla base della medicina, dell’astrologia, del calendario, della psicologia e delle tradizioni spirituali […].

I nomi degli elementi sono simbolici. Suggeriscono una descrizione di qualità e modalità d’azioni, in analogia con gli elementi familiari dell’ambiente naturale. Come in molte altre culture, la tradizione tibetana usa gli elementi naturali come metafore fondamentali per descrivere le forze sia interne che esterne. Per esempio, vengono loro assegnate proprietà fisiche: la terra è la solidità, l’acqua la coesione; il fuoco la temperatura; l’aria il moto; lo spazio la dimensione cosmica che accoglie gli altri quattro elementi attivi […]”

Anche nelle lingue lingue occidentali è comune l’uso metaforico degli elementi…una persona può essere terra terra oppure eterea, fluida o focosa, La rabbia è calda – “ti stai scaldando troppo” – la tristezza è umida. Gli atteggiamenti possono essere campati per aria o ben radicati a terra.

Cfr. T.W.Rinpoche, Guarire con la forma, l’energia e la luce.

Qualche giorno dopo a quell’esperienza ho portato a passeggiare mio nipote L. assieme ad un cane da caccia ormai in pensione che aveva molto bisogno di cielo, aria pulita e una lunga passeggiata nell’erba bagnata […].

In tutto il percorso ci ha accompagnato uno stretto fossato vivo e silenzioso, che non ha fatto altro che regalarci la bellissima visione di miriade di libellule blu. Quello che è successo in questa passeggiata, mi ha fatto venire l’ispirazione per scrivere questo post.

Il laboratorio che avevo fatto non era puramente ed esclusivamente rivolto a me, ma avrebbe generato nuovi pensieri anche a quelli attorno a me.

Quando nella vita ti trovi ad “agire” succede che hai sempre qualcosa da raccontare, ma nel momento in cui superi la dimensione egocentrica dei risultati che potrai ottenere con questa azione, questo Qualcosa può essere un seme importante per tutte le persone che ti circondano.

Nella passeggiata, non ho fatto altro che ripetere con L. un esercizio che Maria Cristina aveva fatto fare a noi. Solamente che L. ha circa 9 anni ed è ancora in quella fase “spugnosa” dove qualsiasi cosa di intelligente tu gli dica, lui la rielabora processando delle informazioni per la costruzione di una sua peculiare identità personale.

L’esercizio riguardava un pensiero personale da descrivere iniziando con un… “Se fossi...” identificandosi poi con un elemento della natura. Io, seguendo le mie intuizioni ho deciso per… Se fossi “Acqua”… (raccontando nel mio foglio di color azzurro un sacco di cose che avrei fatto se fossi stato quell’elemento) […].

Memore di quell’intenso momento che mi aveva fatto andare in profondità di me stessa, ho fatto una domanda ad L. e lui, con grande naturalezza, mi ha risposto che a scuola avevano fatto un esercizio simile tempo prima, dove l’elemento in cui identificarsi era un “Profumo”. Allora io gli ho chiesto… “E tu cos’hai scritto?” Che profumo eri? L. mi ha risposto che era un Profumo all’ace (che per chi casualmente non lo sapesse è un mix tra arancia, carota e limone). Lì per lì mi sembrava un profumo alquanto strano e allora ho deciso di approfondire e gli ho chiesto nuovamente: “perché proprio all’ace, che sensazioni ti ricorda?” E lui, con la sua istintiva maturità di 9 anni mi ha risposto: “La Freschezza… le onde del mare [..]“.

L. in quelle parole ha trasmesso sia a me che a se stesso consapevolezza, vivacità, forza, flessibilità, serenità. Simboli (le onde del mare), che in programmazione neuro-linguistica sono “ancore”. Ancore psicologiche, a cui ritornare nei momenti più complessi della vita (ansia/paura).

A casa abbiamo dato sfogo alle rispettive creatività basandoci sulla linearità di un cerchio e colorandoci dentro. L. è rimasto contento di quel pomeriggio.

Sono certa che L. si ricorderà della passeggiata, di quello che ci siamo detti e della qualità del tempo che gli ho dedicato. Sono certa che se non avessi fatto un laboratorio di quel tipo non avrei trasmesso niente. Ho piantato un seme e ne sono entusiasta. E non è stato solo merito mio.

Se abbiamo qualcosa di profondo da trasmettere i bambini se lo ricorderanno, perché non gli abbiamo comprato un oggetto soddisfacendo un bisogno estemporaneo che poi inevitabilmente riporranno nel dimenticatoio…gli abbiamo fatto fare un’esperienza che si ricorderanno, che trasmetteranno a sua volta ad altri e che li faranno diventare adulti preziosamente sensibili.

Fate cose, trasmettete sensi.

Aprirete cuori, divulgate passioni.

Futuri adulti creativi. E’ quello di cui il mondo ha bisogno.

#Educazione