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Si parlava di Marmo. Ero nuova del settore, non sapevo praticamente nulla di alcune dinamiche tecnico/fisiche. La tematica era la rifrazione della luce. Erano in 3… il progetto era complesso, completamente nuovo (una sfida strumentale) e si era arenato.

C’era una criticità che non erano in grado di affrontare. Bisognava trovare una soluzione per permettere ad una macchina di fare un lavoro completamente nuovo. La macchina però non sarebbe riuscita a lavorare bene qualora non fosse stato trovato un elemento in grado di eliminare alcuni errori che venivano prodotti in fase di lavorazione.

Le loro proposte erano inserire dei materiali solidi ma il risultato che ne sarebbe derivato non sarebbe stato praticabile, poiché avremmo perso “la poesia” e la bellezza finale del progetto.

Sono stata in silenzio, ho ascoltato, riflettuto e solo alla fine ho fatto la mia proposta.

Perché…quel pezzo di marmo non lo mettiamo sotto vuoto come un prosciutto? oppure mettiamogli sopra un tessuto bagnato… in modo che aderisca come una maglietta bagnata…

E’ stata una specie di rivelazione. Avevo trovato il terzo elemento. Un ponte di collegamento tra un problema e la sua soluzione. Avere degli interessi a 360° gradi permette di trovare delle soluzioni che, se fossimo troppo dentro al settore, non saremmo in grado di trovare…la nostra mente è in grado di compiere dei “salti” mentali. Basta abituarla ad elaborare input diversi finalizzati alla costruzione di processi simili.

Buone Scoperte.