+39 328 8480149 info@alicemente.it

Se l’altra volta abbiamo parlato di “creatività” oggi parliamo di “Buon Business”.

[Cit. Mihaly Csikszentmihalyi | Buon Business | Successo Economico e comportamento Etico | IlSole24Ore]

I filosofi pensano da tempo che la felicità sia il fine ultimo dell’esistenza. Secoli di dibattito non sono tuttavia riusciti a stabilire che cosa sia effettivamente la felicità e se esista davvero.

Forse è semplicemente il termine co cui designano quello stato irraggiungibile in cui non resta più nulla da desiderare.

Sebbene uno stato di perfetta felicità possa essere un’illusione, tutti riconosciamo che in certi momenti siamo relativamente più soddisfatti, contenti e allegri.

E’ la ricerca di tali momenti che costituisce il SOMMO BENE di ciascuno.

Sembrerebbe impossibile obiettare che la felicità e l’attività economica non hanno nulla a che fare con l’una e con l’altra, giacché per quasi tutti il lavoro è un male necessario, nell’ipotesi migliore e, un peso, nell’ipotesi peggiore.

Eppure le due cose sono INESTRICABILMENTE CONNESSE.

Dal tempo in cui i primi mercanti trasportavano ambra dal Baltico al Mediterraneo, sale dalle coste dell’Africa verso l’interno del continente, o spese dalle isole dell’Estremo Oriente, nel resto del mondo fino ai nostri giorni, in cui ogni anno vengono annunciati nuovi modelli di automobili, si è sempre ritenuto che la produzione e lo scambio di beni abbiano senso soltanto se si assume che migliorino la qualità della nostra esperienza.

I clienti sono disposti a pagare per avere prodotti e servizi che ritengano li rendano felici.

Qual’è in realtà la strada che porta alla felicità? I filosofi hanno osservato da tempo che non vi è un’unica strada: ciò che delizia una persona può benissimo lasciare indifferente un’altra.

Dopo quasi un secolo di disinteresse, gli psicologi hanno finalmente trovato il coraggio di affrontare questo dilemma antico. Sono emersi risultati inattesi. Per esempio, al contrario di quanto si pensa comunemente, il denaro e gli averi materiali non sembrano accrescere la felicità oltre la soglia minima.

In altri termini…se uno è povero, possedere più denaro lo rende più felice; se d’altro canto, uno gode già di un ragionevole benessere, non sembra che l’aumento del denaro posseduto arrechi qualche beneficio significativo. Il contrario vale per coloro cui tocchi una ricchezza inattesa: i vincitori di lotterie sono felici per qualche mese, poi ritornano al loro stato abituale, o cadono addirittura al di sotto di esso.

Secondo alcuni psicologici di orientamento genetico, tali ricerche suggeriscono che ciascuno ha un proprio “punto fisso” della felicità, che fa parte del patrimonio genetico ed è più o meno insensibile agli eventi esterni.

Le relazioni forti – un matrimonio stabile, molti amici – sono correlate alla felicità, così come l’appartenenza ad una comunità religiosa. Un temperamento estroverso e ottimista è d’aiuto, come pure il fatto di avere un lavoro, preferibilmente di proprio gradimento. I cittadini di Paesi con governi stabili, democratici, come l’Olanda , la Svizzera e la Nuova Zelanda, in genere sono anche più felici.

Allora, che cosa hanno a che fare questi risultati con la dimensione economica? 

La risposta è semplice. I clienti percepiscono – a torto o a ragione – che un prodotto o un servizio validi li rendono più felici. Le opportunità imprenditoriali sono date dalla scoperta di nuovi modi (come per esempio un BUON BUSINESS) per venire incontro a questo desiderio. Neppure i progressi tecnologici più sofisticati hanno molto valore finché non si può dimostrare che contribuiscano alla felicità.

La marcia della tecnologia è motivata, più di quanto comunemente si creda, dalla speranza che alla fine porti alla felicità.

ATTENZIONE ATTENZIONE

Benché chiunque paghi per avere una merce se ne aspetti un incremento di felicità, molti vengono tratti in inganno da false apparenze. Come scrisse John Locke: “Quando si tratta di felicità e infelicità […] gli uomini pervengono spesso a preferire il peggio al meglio e, a scegliere ciò che, per loro esplicita ammissione, li ha resi infelici.

La ragione di questa circostanza, pensava Locke, è che siamo indotti in errore “dal modo ingannevole in cui gli oggetti si presentano al nostro desiderio”.

L’inganno è una delle fondamentali strategie della sopravvivenza praticate nel regno animale, ma l’Essere Umano non è da meno. L’ingegnosità umana ha trovato innumerevoli modi per approfittare dei desideri dei propri simili […]. Ed il mondo professionale ne è pieno.

Il mio scopo personale e professionale è accompagnarvi a scegliere di creare un BUON BUSINESS, poichè di “cattivi business” ne siamo già pieni.