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Qualche giorno fa ho fatto una bella consulenza per mettere ordine ad una…IperGeneratività Femminile.

Una travel blogger (F.P) con dei numeri davvero importanti su Instagram (Business Model – Influencer), una media di 20/25 viaggi all’anno e 10 anni di attività alle spalle […].

Alla consulenza era presente anche il suo compagno. Una persona attenta ai numeri e dal background informatico (Technical Sales).

Poi un figlio, la “crisi” e la necessità di riposizionarsi sul mercato con un progetto imprenditoriale che nel frattempo era diventato una Testata Editoriale online degna di nota.

Le ho chiesto di mettere un po’ di ordine ai fatturati negli anni e alla provenienza di questi (servizi, link/advertising, sponsor… altro) e di riflettere sulla redditività di ognuno.

Ne è risultato un file excel di grande precisione.

Se ci fosse stato un “Controller” al suo fianco (un professionista esperto in controllo di gestione di realtà organizzate a carattere economico e non) le avrebbe offerto un posto di lavoro.

Siamo ri-partiti da lì.

L’innumerevole frammentazione dei suoi fatturati, i piccoli importi, e la quantità di servizi offerti denotavano una grande dispersione di potenzialità.

Come abbiamo messo ordine al tutto?

1) L’ho fatta concentrare sul progetto potenzialmente più redditizio a parità di energie profuse;

2) Abbiamo ribaltato completamente l’approccio di partenza: dalle idee ai numeri/budget;

3) L’ho fatta concentrare sulla creazione dei servizi necessari allo sviluppo del fatturato, ad un metodo commerciale ideale (dato che non esisteva) e alla valutazione di iniziare un processo di delega (dato che c’era anche una risorsa junior a progetto);

4) Abbiamo ipotizzato uno scenario futuro di servizi automatizzati (generazione di reddito senza la sua presenza fisica) con un approccio metodologico che andava necessariamente progettato a tavolino nei minimi dettagli.

E, alla fine lei ha esordito dicendo… “ma allora questo è un metodo….”

Ho sorriso. Ebbene sì.

Inconsciamente, nel mio approccio creativo ho sempre lavorato con modelli, matrici, metodi e numeri.

E dire che io, da un certo punto di vista…sono sempre stata avversa al “metodo”.

I metodi “incasellano”, i modelli “aprono” (poiché i modelli sono semplificazioni della realtà che tuttavia seguono il decorso naturale della “materia” – in questo caso le Informazioni – e si plasmano seguendo proprio la Materia stessa).

In 11 anni di attività mi sento di continuare a dare adito al mio “Relativismo” critico.

Non c’è l’uno e l’esclusione dell’altro. Dipende dal momento che sta attraversando l’impresa (nascita, crescita, maturazione, declino, rilancio).

Quindi il fattore T (tempo) è fondamentale.

Talvolta servono dei modelli (spesso all’inizio o nella fase di rilancio), talvolta dei metodi (ad attività matura o in declino).

Quando si applicano troppi modelli si cade nella troppa sinuosità. Quando si applicano troppi metodi c’è troppa rigidità.

Ad ognuno di voi, imprenditori ed imprenditrici, la decisione di avvalersi dell’uno o dell’altro, nel momento più opportuno.

Ringrazio il mio “buon vecchio” maestro @CarloAndretta [esperto di sviluppo commerciale, creazione e gestione di reti commerciali] per i dialoghi costruttivi sul “Metodo” negli anni 2014-2015.

“E se la vostra PMI sta affrontando una tempesta e avete perso la bussola…” Chiamatemi:

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